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Piccoli deathsters crescono: sono passati sei anni dal precocissimo
debutto di questi polacchi, che hanno oramai oltrepassato tutti la
soglia della maggiore età. Ma i quattro ex-ragazzini sono cresciuti non
solo dal punto di vista anagrafico: quella tensione verso un maggiore
groove ritmico che aveva in parte animato i due precedenti “Nihility” e
“The Negation” è adesso elaborata in maniera ben più organica e
convinta di quanto fatto prima. Se i primi tre capitoli della band
sostanzialmente offrivano una efficace, ma anche non troppo
immaginifica, fusione tra le strutture dei Cryptopsy e le atmosfere dei
Morbid Angel, questo “Organic Hallucinosis” incorpora l’ossessività
quadrata del gruppo più influente (assieme ai Fear Factory) della scena
metal degli ultimi dieci anni, ovvero i Meshuggah di “Chaosphere” e
“Destroy Erase Improve”. Al quartetto scandinavo rimanda infatti l’uso
sapiente della doppia cassa a sprazzi, il continuo ricorrere a sincopi
ed accenti dispari, l’ossessività reiterata delle partiture di
chitarra, certe atmosfere dissonanti di ascendenza voivodiana. Il
tutto, però, senza mai scadere nel plagio bello e buono (come capita in
alcuni pezzi dei pur migliori Coprofago) in quanto questi nuovi
elementi vengono pur sempre fusi con la vecchia sensibilità tipicamente
death metal. Che i nuovi numi tutelari siano i Meshuggah è tra l’altro
reso evidente anche dall’approccio vocale, passato da un growling
catarroso e senza scampo all’abbaio continuo e scandito alla Jens
Kidman. Un lavoro tecnicissimo, alienato e convincente, anche se gli
Immolation di “Close To A World Below” avevano perseguito lo stesso
scopo con ben altri risultati e, soprattutto, senza dover chiedere in
prestito niente a nessuno.
Fulvio Adile
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