Questo album conferma una tendenza degli
ultimi tempi nel mondo death più o meno brutal: l’adeguamento da parte
di alcune band allo stile dei gruppi più innovativi dell’ambito
thrash/hardcore (leggasi Burnt By The Sun, Converge, The Dillinger
Escare Plan e compagnia schizoide). Ciò – come hanno dimostrato i
Cryptopsy con il loro splendido ultimo album – non significa un
cambiamento improvviso e radicale di sonorità, ma la volontà di
integrare nuovi elementi al proprio suono.
Gli ex-ragazzini prodigio del death Decapitated hanno seguito la
suddetta tendenza e sfornato il loro album più pesante e diretto. Qui
infatti si recuperano certe radici thrash di album come ‘Nihility’, le
si uniscono a riff pesanti come macigni – nei quali appaiono anche
degli abbastanza inediti (per loro) arpeggi distorti e sui quali la
batteria è più dinamica e sincopata che in passato – e si usano in modo
accorto le loro tipiche sfuriate con blastbeat.
Il risultato è un album molto compatto, con soli sette pezzi che vanno
dai tre ai quasi sei minuti di durata e non lasciano il tempo di
riprendere il fiato. La produzione è potente, ma non troppo pulita, e
la prova dei musicisti è notevole come sempre: in particolare, il
batterista Vitek potrebbe confortare i fan del death polacco che si
sentono orfani di Doc dei Vader. In definitiva l’attitudine estrema non
è venuta meno neanche stavolta, ma è stata declinata in pezzi un poco
più ‘coraggiosi’ che in passato, come ‘Revelation’, ‘Visual Delusion’ e
‘Invisible Control’.