Il ritorno degli australiani The Berzerker,
uno dei gruppi più odiati dai puristi del genere ma che ha saputo
raccogliere esponenzialmente consensi di anno in anno. Ed eccoci oggi
al terzo capitolo della loro saga, il famoso “terzo album”, quello da
molti definito della consacrazione o della fine; e per rimanere in
questo clima di frasi fatte, con un'altra di queste giungo subito alla
conclusione: la verità sta nel mezzo. Dico così perché l’album non
delude le aspettative, ma dal mio onesto punto di vista è inferiore al
precedente e godurioso “Dissimulate”. Il tipico marchio del gruppo è
ben presente e non varia in maniera sostanziosa: riff di matrice grind
mescolati per formare ritmiche techno; batteria che appunto crea queste
ritmiche a velocità della luce; intro a quasi tutte le canzoni; uso
della doppia voce; suono e produzione tipicamente da musica
techno-gabba. Ciò che rimpiango è invece è il modo in cui si presentano
queste qualità, e più in generale il risultato finale non è così
convincente come il precedente. Il gruppo sembra orientarsi
maggiormente sul versante metal, o meglio quello grind. La batteria,
stavolta non più umana (non troppo lo era anche il precedente
batterista comunque…), si limita ad andare alla velocità della luce con
pochissime variazioni sul tema, prima maggiormente presenti. Le
chitarre sono sempre più di derivazione carcassiana e intessono trame
più complicate, meno semplici, e permettetemi di passare il termine,
meno “ignoranti”, com’erano invece nell’antecedente album. E’ in
generale in tutto l’album che manca quella sensazione di degenero, di
“divertimento”, di “humor nero” se vogliamo, che permeava le precedenti
produzioni. Sembra quasi che Luke e compagnia bella si siano presi
maggiormente sul serio stavolta; speriamo non continuino su questa
strada, purtroppo già tristemente conosciuta con l’ultimo,
deludentissimo album dei Gorerotted (anche loro al terzo album dopo un
primo buono ed un secondo bellissimo), che con l’inversione di tendenza
ha perduto i precedenti fan senza acquistarne di nuovi. Tutto forse
potrebbe essere riassunto nella fine: per Dissimulate si toccava forse
il più alto con l’incredibile e spassosissima cover di “Corporal
Jigsore Quandary” dei maestri Carcass, qui invece, dopo la solita
canzone in silenzio (stavolta però i minuti passano da 1 a 5… e anche
questo è un segnale) ci becchiamo una ripetitiva nenia simil-stoner di
20 minuti… no, no, qui c’è qualcosa che non va! Ridatemi i vecchi The
Berzerker, ridatemi un simil-umano alla batteria, non la Roland-797,
ridatemi il grezzo divertimento di Dissimulate! A molti potrebbero
piacere di più ora, a me no, che vve devo dì?